Ashtanga Yoga: origini, pratica e benefici

Sommario

L’Ashtanga Vinyasa Yoga è una pratica yoga dinamica e vigorosa con sequenze fisse e un’attenzione particolare al respiro (Ujjiayi Pranayama) alla direzione dello sguardo (Drishti) e alle chiusure (Bandha).

Attraverso il controllo del respiro e della mente, l’Ashtanga Yoga è uno strumento per perfezionare il corpo fisico e allo stesso tempo giungere livelli più sottili del nostro essere.

Origine dell’Ashtanga Yoga

Nonostante l’origine dell’Ashtanga Yoga sia riconducibile all’antico manoscritto Yoga Korunta che il maestro Krishnamacharya aveva appreso a memoria durante un suo soggiorno in Himalaya dalle parole di Brahmachari, la diffusione dell’Ashtanga Yoga in tutto il mondo si deve a Krishna Pattabi Jois.

Nato nel 1915 in india, Pattabhi Jois iniziò a praticare Yoga a dodici anni, affascinato da una lezione di Yoga tenuta in una scuola proprio da Krishnamacharya che diventò il suo maestro affiancandolo per molti anni.

Pattabi Jois apprese gli insegnamenti del manoscritto che racchiudeva un raggruppamento (Korunta significa ‘gruppi’) di varie posizione dette Asana, tutte le coscienze per applicare alla pratica Mudra, Bandha e Drishti e come utilizzare la respirazione durante il Vinyasa, ovvero il passaggio da una posizione all’altra in modo fluido e controllato.

Patanjali: tra storia e leggenda

Lo Yoga Korunta racchiudeva anche dei riferimenti allo Yoga Sutra di Patanjali, una racconta di aforismi che descrivono lo scopo dello yoga attraverso gli 8 stadi dai quali passare per raggiungere il Samadhi, ovvero il distacco dalla materia per arrivare alla liberazione dello spirito.

Patanjali, filosofo indiano sul quale si hanno davvero poche notizie, viene considerato il padre dello Yoga classico in quanto fu colui che tradusse in parole scritte la tradizione orale della pratica Yoga.

Intorno alla sua figura gravitano ancora oggi molte leggende e non si hanno una data o un luogo certo al quale ricondurre la sua nascita. Secondo alcune scuole di pensiero Patanjali nacque in Sri Lanka prima di Cristo, mentre la tradizione indiana racconta che sia nato in Ilavritavarsha un luogo non terreno, dove vivono esseri trascendenti e illuminati.

Che sia legenda o verità Patanjali sembra essere stato il primo ad aver tradotto in testo scritto quello che fino a quel momento era stato tramandato solo oralmente.

L’etimologia comune rischia di confonderci, in quanto gli otto rami dello Yoga (Ashta ‘otto’-Anga ‘rami’) non sono da confondere con l’Ashtanga Vinyasa Yoga, la pratica più moderna diffusa da Pattabi Jois.

Le serie dell’Ashtanga Vinyasa Yoga

La pratica di Ashtanga, che inizia e si conclude con un mantra, si differenzia dalle altre tipologie di Yoga in quanto ha una sequenza ben precisa di Asana le quali vengono sincronizzate con la respirazione Ujjiayi. (una modalità di respiro che prevede di inspirare ed espirare dalle narici chiudendo leggermente la gola creando un respiro riscaldante e leggermente rumoroso) e sono collegate tra loro da movimenti di transizione chiamati Vinyasa.

Esistono 4 serie di Ashtanga Yoga nelle quali la difficoltà aumenta maggiormente e man mano che lo Yogi, sotto la guida di un maestro esperto e certificato, prende dimestichezza con la disciplina può progredire nelle serie.

La più praticata è la prima serie chiamata Yoga Chikitsa, è la serie di esordio per ogni praticante che si affaccia al mondo dell’Ashtanga, è composta da una serie di saluti al sole, una parte di Asana in piedi e una parte sedute, inversioni e rilassamento finale (Shavasana). Rafforza il corpo, lo purifica e lo rende flessibile.

La seconda serie è chiamata Nadi Shodhana, qui vengono introdotte Asana nuove rispetto alla prima serie e seppur più intensa rimane simile alla prima come struttura. Questa serie va a rafforzare i canali dove scorre la forza vitale all’interno del nostro corpo.

Seguono poi la terza serie o serie avanzata A, quarta serie o serie avanzata B.

Un lungo cammino che lo Yogi decide di intraprendere rimanendo in ascolto di sé con passione, forza di volontà e umiltà.

La pratica di Ashtanha Vinyasa Yoga inoltre può essere guidata (led class) dove l’insegnante guida gli allievi nelle varie Asana nominando le posizioni in sanscrito, oppure libera (Mysore class) durante la quale ogni praticante che conosce bene la sequenza, segue la propria velocità di respiro per farsi guidare tra le varie Asana, in questo caso l’insegnante corregge le posizioni e aiuta a progredire nella serie.

Benefici dell’Ashtanga Vinyasa Yoga

Come abbiamo appreso lo Yoga non è solo inteso come cammino di evoluzione e ricerca spirituale ma anche un valido strumento che, grazie al controllo dei movimenti e del respiro, non solo perfeziona il corpo ma aiuta ad avere maggior consapevolezza di sè e del momento presente.

In particolar modo l’Ashtanga Vinyasa Yoga è una pratica dinamica e intensa che rafforza il corpo e allo stesso tempo lo rende flessibile. L’utilizzo costante della respirazione Ujjiayi riscalda il corpo e i muscoli facilitando la sudorazione e l’espulsione delle tossine, inoltre migliora la circolazione.

Le varie torsioni vanno ad agire sull’ossigenazione degli organi interni e donano flessibilità alla colonna vertebrale.

Il rilascio di endorfine durante l’attività fisica migliora l’umore e la concentrazione.

L’intento è quello di portare avanti un cammino di evoluzione e ricerca spirituale attraverso il rafforzamento del corpo fisico, per poi ottenere un controllo ottimale del respiro e della mente.

Quattro chiacchiere con Francesca Muzio, insegnante di Ashtanga Yoga

Come hai conosciuto l’Ashtanga Yoga?

Ho partecipato alla mia prima lezione di Ashtanga Vinyasa Yoga nel 2008 per puro caso, mia mamma ha praticato Yoga per tanti anni e in quel periodo si era avvicinata all’Ashtanga, così un pomeriggio sono andata a provare.

Nel momento in cui sono salita sul tappetino e ho cominciato a respirare con l’Ujjyai Pranayama e ho iniziato a seguire il fluire dei primi Vinyasa del saluto a sole, ho sentito tutta l’energia di questa pratica e nel tempo ho compreso la sua potenza a livello terapeutico.

Come mai hai deciso di diventare insegnante di Ashtanga?

Dopo qualche mese che praticavo Ashtanga regolarmente, il mio insegnante, che conosceva il mio percorso di studi, mi ha proposto di iniziare ad affiancarlo. Non è passato molto tempo prima che decidessi di formarmi come insegnante presso la scuola di Lino Miele.

L’Ashtanga Yoga nonostante sia una pratica dinamica e intensa ti lascia una sensazione di calma e presenza mentale, anche se da fuori può apparire puro esercizio fisico, quello è solo un aspetto che viene stimolato. Questa pratica parte dal corpo per raggiungere la mente, inoltre la sequenza, da eseguire nel corretto ordine con il suo susseguirsi di Asana, ti insegna ad affrontare gli ostacoli senza aggirarli.

Negli anni l’Ashtanga mi ha donato forza e determinazione.

Cosa consigli a chi vuole iniziare a praticare questa disciplina?

L’Ashtanga è una pratica che mette alla prova fisicamente, consiglio quindi di mettere da parte l’ego e iniziare con molta tranquillità, ascoltando il proprio corpo senza puntare subito ad arrivare a prendere posizioni complicate.

Il cambiamento nel corpo a livello di forza e flessibilità arriva solo se ci si approccia a questa disciplina con umiltà.

Inoltre essendo una pratica che prevede che l’insegnante apporti aggiustamenti fisici, è opportuno affidarsi a persone certificate dai maestri della tradizione, che abbiano anche la sensibilità di capire le fisicità diverse, i limiti e le potenzialità di ognuno, rispettando i loro tempi.

Insegno Yoga da più di 15 anni e presso la mia scuola Sharanam Yoga Studio guido da più di dieci anni diverse classi settimanali di Ashtanga Vinyasa Yoga, Mysore, Hatha Yoga e Yin Yoga.

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Annalisa Muzio

Fotografa in passato ora insegnante di Yoga e Pilates e accompagnatrice turistica.

Viaggio appena posso e sono convinta che cambiare spesso orizzonti faccia bene al cuore e all’anima.

In questo blog non troverai solo consigli di viaggio, ma anche racconti di crescita personale,  stile di vita sostenibile e benessere pisco-fisico.

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